Dopo il genocidio del 1994 il Ruanda, ridotto a tristi rovine, ha rischiato di perdere molte delle sue più pregiate tradizioni, quale la tipica vannerie d’arte chiamata Ububoshyi bu’uruhindu : quest’arte della tessitura vegetale si esegue con l’ausilio di una lancetta, usando sottili fili d’erba delle paludi (intaratara), minuziosamente avvolti attorno ad un fascio di altre erbe. La tecnica veniva usata per foggiare pareti decorative ad uso dei re e nobili ruandesi, oppure vasi, cestini e vassoi di uso casalingo.
Il progetto Soroptimist ha ridato una seconda vita a quest’arte, promuovendo la produzione di gioielli di design italiano, tessuti a mano dalle artigiane ruandesi, e montati su argento dalla cooperativa sociale Primavera ’85 di Sovizzo (Vicenza).
Altre linee, più snelle e “portabili”, vengono ora prodotte e distribuite in Europa. Alcuni modelli provengono dal concorso Doniamo un’idea promosso dai Soroptimist club del Triveneto delle scuole e licei artistici del nostro Nord-Est (2013).